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Appunti di una signora poco diplomatica


Basilicata


6 maggio 2010

Ma la politica lucana

Oggi levata di scudi di politici lucani contro Federica Sciarelli e don Marcello Cozzi che continuano  a denunciare le vergogne di questa regione. Vergogne che non sono illazioni, ma scheletri che vengono fuori...
I nervi di parecchie persone sono saltati dopo la puntata di "Chi l'ha visto?" del 3 maggio.
Pubblicata oggi sui quotidiani locali una lettera del sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, che polemizza con la conduttrice del programma televisivo: "Cara Sciarelli  non accettiamo lezioni da lei" dice. Fa male, sindaco, a metterla sul piano dell'orgoglio. Qualche lezione, umilmente, farebbe bene a tutti accettarla. Farebbe bene a questa regione troppo arroccata nel mito, smentito nei fatti, dell'isola felice. I cadaveri dovrebbero bastare a dimostrare che tanto felice non è...
Sbraita offensivo il sindaco di Policoro, Nicola Lopatriello, che attacca don Marcello  Cozzi, responsabile di Libera Basilicata, da anni impegnato nella denuncia di scomparse e omicidi rimasti impuniti. Per Lopatriello è don Marcello a screditare la Basilicata... Cribbio! Ed io che pensavo che a screditare la nostra regione fossero gli assassini... Sbagliavo. Da noi si muore per caso e don Marcello "parla male della nostra regione solo per apparire in TV".
E non poteva mancare l'intervento di Vincenzo Folino, il deus ex machina del PD di Basilicata. Fa impressione sentirlo parlare come Berlusconi.  Di più: perchè, per Folino, non solo la Basilicata è vittima del dilagante giustizialismo (trascurando che in galera per la morte di Elisa Claps e di tanti altri ancora non ci è andato nessuno), ma proprio "l'evidente fallimento dei teoremi sulla malaBasilicata suscita reazioni scomposte in quel circuito mediatico-giudiziario che li ha prodotti (con gravi danni per la Basilicata)"
Lascia davvero l'amaro in bocca, nausea, scoprire che per uno dei massimi esponenti del PD di Basilicata le indagini in corso sulla morte di alcune persone sono già (dovremmo dire per l'ennesima volta?) evidentemente fallite. Ha lo sguardo lungo Folino: vede "oltre" le apparenze del presente. Ed è il suo avverbio: "evidentemente", che mi fa vomitare.


27 agosto 2008

PETROLIO

Quando lascio lavorare la mia immaginazione, le sento… Sono sotto di me, le trivelle, e si insinuano scavando nel ventre della terra… perforano avvitandosi su se stesse… lacerano, bucano, dilaniano, feriscono… arrivano prepotenti e sicure nelle vene… Da qui le sonde risucchieranno, senza pietà, il sangue nero della Terra… la svuoteranno provocando un indicibile scompiglio interno. Cos’è la Geologia e a cosa serve ormai se non a studiare l’anatomia del pianeta per scoprire dove le ferite possono fruttare di più costando meno?

Perciò mi sembra di oscillare su questa crosta debole… Sotto di me è il vuoto e, sopra, una distesa votata sempre più alla desertificazione. Ringraziamo di ciò anche la dissennata politica agricola europea, che premia i latifondi incolti, promuovendo la riduzione della produzione cerealicola, l’aumento del prezzo del pane e della fame nel mondo.

Non piove in Basilicata; si sono paurosamente ridotte le risorse idriche… Viene meno anche la linfa di questa terra depredata: a noi cittadini lucani l’onore di calpestare la crosta del più grande giacimento petrolifero europeo, quello che frutta 150.000 barili di petrolio al giorno, mentre aumentano disoccupazione, emigrazione, inquinamento e tumori; mentre calano le nascite e vengono chiuse le scuole: meno alunni, meno professori meridionali, con gran soddisfazione della Gelmini…

Ho voglia di capire, di andare oltre le interpretazioni correnti della regressione lucana. Il fenomeno è complesso e non può essere compreso costringendolo dentro le dinamiche locali. C’è dell’altro e bisogna andare indietro, ripartendo dai nodi mai sciolti di certe vicende nazionali…

Rileggo Petrolio di Pier Paolo Pasolini con lentezza, sforzandomi di individuare tutte le tracce lasciate dall’autore che sapeva di mettere a rischio la vita con le sue parole.

Petrolio
è la metafora inquietante del Potere in un’Italia in cui la Storia è fatta soprattutto di misteri, di enigmi irrisolti, di segreti di Stato, di stragismi, di giochi oscuri dietro le quinte istituzionali. Pasolini smaschera il Potere partendo dal Padre, dal mistero della vita dei padri: il passato dell’Italia, il fascismo. Forse è questa la chiave per capire il senso profondo di quest’opera così controversa, in cui il Petrolio è il mezzo per conquistare il Potere passando attraverso l’acquisizione dei giornali e l’uso di questi come merce di scambio con la politica. Il Petrolio è il Potere reale e fascista per eccellenza, perché in grado di condizionare la politica rimanendo al riparo dalla dialettica e fuori da ogni controllo democratico.

Di una bruciante attualità, le parole di Pasolini ritornano fresche, vere, sconvolgenti, a dirci ancora di questo nostro Paese immobile, impermeabile ad ogni cambiamento, prigioniero nella stretta di un Potere che, oggi come ieri, presenta un volto sempre uguale:

   Lui, Troya, è un uomo sui cinquant’anni, ma ne dimostra me­no. La prima cosa che colpisce in lui è il sorriso. Colpisce, prima di tutto, perché si sente subito che è un sorriso divenuto stereotipato. Egli è un uomo pubblico, quindi è costretto a sorridere, a quanto pare: ma il suo anziché essere un sorriso, (…) rassicurante, splendente, anzi, radioso, da ‘uomo medio’, che essendo un bravo padre di famiglia, un simpatico lavoratore, un buon cattolico, non ha niente da rimproverarsi: nemmeno naturalmente, quel suo sorriso con tutti i denti fuori con cui dichiara in fondo di non prendere tanto sul serio la vita, dato che già la vita di per se stessa è bella, degna di essere vissuta, e proprio in quel modo. No. Non si trattava di un sorriso di questo genere, tanto comune diffuso tra gli uomini pubblici. Il sorriso di Troya è invece un sorriso di complicità, quasi ammiccante: è decisamente un sorriso colpevo­le. Con esso Troya pare voler dire a chi io guarda che lui lo sa be­ne che chi lo guarda lo considera un uomo abbietto e ambizioso, capace di tutto, assolutamente privo di un punto debole, malgra­do quella sua aria da ex collegiale povero e da leccapiedi da sagre­stia: e vuol dire al tempo stesso, a chi lo considera tale, che lo può pure fare, e che, se per caso, su questo punto, ci fossero dei conti da regolare, la cosa era, oggettivamente, rimandata sine die (cioè al giorno in cui Troya non fosse stato più un potente). Non solo, ma ogni regolamento di conti, con l’impotente e ideali­sta ‘semplice cittadino’ che formulasse su di lui un giudizio sulla (schifosa) verità da lui stesso ammessa, era sempre, in qualche modo impedito da qualcosa di più urgente, di più pubblicamente urgente. Ed era questo ‘segreto di qualcosa di più urgente’ che nascondeva, soprattutto, il sorriso di Troya. Infine questo sorriso esprimeva anche un altro messaggio, che è un messaggio essenzia­le, indispensabile e direi quasi sacro in Italia: Troya, cioè, sorri­dendo furbescamente, voleva far sapere ininterrottamente, senza soluzione di continuità, e a tutti che egli era furbo.
(da Appunto 22, Il cosiddetto impero dei Troya: lui, Troya, Petrolio, P.P. Pasolini)


Sui pozzi in Basilicata, segnalo lo speciale di Francesco Conte su Radio Città del Capo.


29 marzo 2008

SOLIDARIETA' A MAURIZIO BOLOGNETTI E PARIDE LEPORACE

La notizia giunge improvvisa e torna a sconquassare la coscienza di tanti cittadini lucani: Maurizio Bolognetti e Paride Leporace sono indagati dalla Procura di Cosenza.
Chi sarebbero i due sospetti criminali?
Maurizio Bolognetti è il segretario regionale dei radicali. L'altro, Paride Leporace, che dovrebbe apparire come il suo compare, è il direttore del
Quotidiano della Basilicata.
Cosa avrebbero combinato i due?
Il primo è accusato di diffamazione per alcune dichiarazioni espresse durante una conferenza stampa dal titolo che ben riassume una realtà di fatto "Caso Basilicata come paradigma del caso Italia" relativa alle inchieste, poi scippate, condotte dal pm Luigi De Magistris. E, a dirla tutta, è stato l'unico esponente politico lucano che ha assunto una posizione chiara e netta a sostegno del magistrato, contribuendo, attraverso il suo blog e la stampa, alla diffusione delle informazioni e ponendosi perciò fuori dal coro dei politici che continuavano imperterriti a cantare il ritornello della Basilicata felix. 
Il secondo, Paride Leporace, si è macchiato della colpa di aver pubblicato, e perciò è accusato di "associazione a delinquere".
   
L'accaduto ci indigna, ma non ci sorprende, purtroppo. Perchè da oltre un anno ne stiamo vedendo tante: magistrati delegittimati e perseguitati, giornalisti denunciati e perquisiti. Ci mancava, però, il politico onesto indagato per diffamazione. Probabilmente, se Maurizio Bolognetti, da bravo politico, si fosse impegnato a prendere mazzette, adesso se ne starebbe tranquillo, spaparanzato in qualche poltrona a godersi il panorama da un superattico romano. Invece ha fatto controinformazione e, si sa, in un regime non sta bene. 
E adesso?
In un post precedente avevo scritto "Indagateli tutti" alludendo ai registi occulti  che hanno delegittimato De Magistris per tenere il Sud imprigionato nel malaffare; suonerà banale, ma per solidarizzare con Bolognetti e Leporace, dovrò correggermi e dire:
INDAGATECI TUTTI!

Altri post di solidarietà

- Solidarietà per Bolognetti e Leporace - Nathan2000

- Solidarietà al "criminale" Bolognetti - frontedellosdegno

 
Per saperne di più:

http://lucania.ilcannocchiale.it/post/1845207.html

http://www.flickr.com/photos/13464971@N06/2370198947/sizes/l/

http://www.fainotizia.it

http://www.fainotizia.it/user/maurizio-bolognetti?inchiesta=5010043


19 gennaio 2008

In Basilicata la rete si muove per l'istituzione dell'ANAGRAFE DEGLI ELETTI

Riporto integralmente il messaggio lasciato da Maurizio Bolognetti al post Trasparenza, perchè mi pare una buona notizia.

"Basilicata:
Su firmiamo.it il testo della petizione a sostegno dell’anagrafe pubblica delle attività degli eletti.

Grazie al lavoro di
Pietro Dommarco, è finalmente on-line il testo della petizione/appello rivolta al Presidente De Filippo e al Consiglio regionale della Basilicata per l’istituzione di una “Anagrafe pubblica delle attività degli eletti”.

Cosa chiediamo? Semplice: una reale trasparenza, la possibilità di poter controllare davvero l’operato dei nostri eletti. In estrema sintesi: l’applicazione da parte della classe politica regionale dell’einaudiano “Conoscere per deliberare”.

C’è un network lucano che sostiene questa proposta, che sta prendendo corpo in rete grazie al passa parola. Adesso ci auguriamo che ai promotori si aggiungano tantissimi cittadini lucani e non.

Dunque… FIRMA E FAI FIRMARE!!!


Per firmare la Petizione, conoscere il Network che sostiene l'iniziativa e per approfondimenti: 

                                             www.firmiamo.it/siallanagrafepubblicadeglieletti

                                                                                          3397467366 – 0973859320

Segnalo l'ottimo intervento di Astronik alias Antonio Nicastro sul settimale Controsenso (allegato a Il Quotidiano della Basilicata)...compratelo:-)))

Maurizio Bolognetti
www.lucania.ilcannocchiale.it


12 gennaio 2008

TRASPARENZA

Aderisco alla campagna promossa da Maurizio Bolognetti, leader dei radicali lucani, a favore dell’istituzione di un’anagrafe pubblica delle attività degli eletti.

La mia adesione non è partitica (non sono iscritta ad alcun partito), ma civile.

La proposta di Bolognetti è condivisibile in quanto espressione di un'esigenza di trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

I particolari sul blog di Maurizio Bolognetti 


1 gennaio 2008

OCCHI APERTI E ANTENNE RITTE: NO RIFIUTI E PERFORAZIONI IN BASILICATA

   Primo giorno dell'anno e sono qua... 
   Contavo di starmene ad oziare un po', leggiucchiando un buon libro, ma il dovere mi chiama. E dunque, comincio anch'io l'anno nuovo esattamente come l'ho concluso, con gli occhi ben aperti, le antenne ritte, la tastiera affilata...  ben decisa a difendere a spada tratta la dignità della Basilicata e il nostro bene più prezioso: l'ambiente. Perciò accolgo l'appello di Astronik e invito tutti gli amici a  darci una mano nella diffusione.

  PETROLIO

Visitate il sito del Comitato NO OIL POTENZA  
e firmate la petizione on line a questo link 
http://firmiamo.it/comitatonooilpotenza   
per dire
No al pozzo di Montegrosso nei presi di Potenza.
   

RIFIUTI

Appoggiate la protesta delle popolazioni lucane impegnate
nella difesa del loro territorio
contro la decisione di costruire discariche
per ospitare i rifiuti di altre regioni.
Visitate il sito-blog
 
rifiutiamola

Sostieni questa causa, pubblicando il banner sul tuo sito.



Clicca qui per scaricare il flyer in dimensioni originali.

E che il 2008 sia un anno di svolta per la Basilicata e non solo.
Buon anno a tutti!


24 novembre 2007

IL CASO BASILICATA

    In sintesi, la lucida conclusione di Marco Travaglio è che il centro-sinistra ha rotto il patto con i suoi elettori. E l’ha rotto sul punto più delicato: la legalità, affidando il ministero della Giustizia a Mastella, ossia ad uno tra i politici più collusi con la mafia e quindi al più ricattabile e al meno indicato a rappresentare la giustizia. Ma questa considerazione apre ad una riflessione più pregnante: quale differenza passa, allo stato attuale, tra le politiche della destra e quelle della sinistra? Nessuna. Uno solo potrebbe essere il discrimine, e sarebbe trasversale: da una parte la politica della legalità e dall’altra la politica dell’illegalità.
   A
pplaudiamo. E siamo in tanti. Il cine-teatro Don Bosco di Potenza non riesce a contenere tutti e c’è tanta gente che è rimasta fuori. Dal palco, il conduttore Emilio Carnevale spera che la sua voce arrivi fuori, affinché coloro che non sono potuti entrare possano almeno sentire.

   Il primo a stupirsi di tanta affluenza è don Marcello Cozzi, il coordinatore regionale di Libera che ha organizzato quest’assemblea pubblica in collaborazione con la rivista Micromega. Tema della serata è “Il caso Basilicata”.
   Si guarda intorno commosso don Cozzi. Sono distante e non posso vedere i suoi occhi, ma li immagino lucidi. Lunghi passi sono stati fatti, lunghissimi. Ricordo una riunione di Libera 4-5 anni fa, in una stanzetta di non so più quale parrocchia di Potenza. Non eravamo neppure dieci persone: lui, don Cozzi, tre o quattro adulti, per lo più insegnanti, e alcuni ragazzini del gruppo boy-scout. Adesso, dal palchetto del cine-teatro, don Cozzi ricorda il cammino di questi ultimi mesi: dalle 41 firme di E adesso trasferiteci tutti, alle 500.000 firme della petizione per De Magistris. Siamo cresciuti e aumentiamo di volta in volta, man mano che il potere si rinserra e alza il tiro, noi, cittadini con la schiena dritta, ci moltiplichiamo e gli teniamo testa. Diventeremo 100.000, ne sono certa, perché, come dice Travaglio, il giocattolo si è rotto.

   Altra gente ancora arriva, a frotte, a gruppi, e nella piazza c’è un grande fermento, reso più caotico dal traffico, dalle auto che svoltano e ritornano in cerca di un parcheggio. Potenza è davvero bella stasera. L’aria è mite, c’è un velo di nebbia, una ridente atmosfera pre-natalizia. Non sembra la Potenza noir di cui tanto abbiamo sentito parlare, col suo popolo omertoso e addormentato. Un popolo addomesticato da un modo di fare politica clientelare e assistenzialista di democristiana memoria. E’ vero, ammettiamolo, i nostri compagni di sinistra non hanno saputo proporre un modello alternativo a quello. Io lo so, perché ci sono stata dentro ed è un motivo per cui ne sono uscita. Ed è il motivo che ancora mi fa soffrire e mi fa provare rabbia. Una rabbia che non trova via d’uscita, perché anch’io ho fatto parte del sistema, ed era l’unico che sembrava giusto e logico, quello che i più alti dirigenti ci facevano vedere e sapere. Cosa avveniva fra i soliti tre o quattro chiusi nelle stanze di via Mazzini non era dato a tutti sapere. Ci chiamavano per le direzioni regionali e si dibatteva democraticamente. Di questo ero convinta, per questo ci ho consumato un bel po’ del mio tempo. Di tutto il resto non si sapeva. E neanche ci si accorgeva che mancava un anello alla catena: mancava un meccanismo di verifica delle decisioni. 

   Dove sono adesso, dove erano ieri sera, tutti quei compagni? Quelli che all’interno dei DS abbiamo innalzato, quelli che hanno acquisito potere grazie alla fiducia che tanti altri hanno loro conferito, quelli che sono apparsi dal niente, i più scaltri, e quelli che hanno cominciato con la faccia e le mani pulite, ma poi sono diventati scaltri altrettanto, o comunque sordi, muti e ciechi? Si sono turati il naso e sono andati avanti. La maggior parte di loro ha fatto splendide carriere. Chi non è stato candidato, è diventato dirigente di qualcosa, project manager, direttore e direttrice, presidente, presidentessa, o semplice leccapiedi. Sono stati e sono di una compattezza unica i DS di Basilicata, fronte unico con la Margherita, sgusciati di nuovo, come serpi, ad occupare i posti del PD, collusi con l’UDEUR, con l’UDC, con tutti i fuoriusciti impresentabili della vecchia DC, del PSI, del PSDI. Non manifestano alcuna neanche minima scalfittura all’interno quando sentono che la poltrona potrebbe venirgli a traballare sotto il culo. 
Nessuno che sia mai apparso, in tutte le battaglie di questi mesi, a dire: sto dalla vostra parte.
   Grazie a tutti, ne facciamo volentieri a meno.

   Cambiare tutto per cambiare nulla. Questo è stato il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. La seconda Repubblica e le sue radici affondate nel sangue. Il s
ostituto procuratore della Repubblica presso la direzione distrettuale antimafia di Palermo Antonio Ingroia ieri sera ha ripercorso, rammentandoli a tutti, i momenti spietati, i passaggi più inquietanti, in quegli anni, 1990-1992: lo stragismo, il grande buco nero dell’Italia. Il patto scellerato dello Stato con la criminalità. Non fa nomi, Ingroia, non può. Ma c’è Travaglio.

   Un giornalista che fa il suo mestiere non è tenuto, non deve essere tenuto al riserbo. Nell’informazione il riserbo sarebbe disinformazione. Come quella che patti altrettanto scellerati tra la Rai e Mediaset hanno tenuto (e tengono ancora probabilmente) il Paese narcotizzato. E certamente vengono i brividi quando il dr. Ingroia racconta che i bambini di una scuola elementare siciliana affermano che nella fiction “Il capo dei capi” Totò Riina è il personaggio che più è risultato simpatico. O quando ci chiede se è proprio vero che gli Italiani siano tutti così morbosi da appassionarsi tanto ai particolari di certi delitti sui quali la RAI si attarda pure con i programmi di approfondimento. Poiché in sala esplode un applauso lungo e insistente, ne deduciamo che, di quanto ci propinano, a molti Italiani non frega proprio niente. Spiegassero, invece, e per bene, a tutta l’Italia, ciò che da queste parti sta accadendo.

   La temperatura sale. E non solo perché stiamo infilati come sardine e pure chi sta seduto offre il bracciolo per fare appoggiare qualcuno, oppure ci si alterna un poco per uno sulla stessa poltrona. Un signore anziano accanto a me dice di essere venuto dalla Campania. Si guarda intorno e chiede: ma ci sono qua dentro quelli? Per quelli bisogna intendere gli indagati: i politici, i massoni, i magistrati corrotti e i criminali che sono stati protetti e perciò non si trovano in galera.
Mi spiace, rispondo, io non sono di Potenza, conosco solo le facce dei politici, non saprei riconoscere gli altri. Interviene un giovane, fa un cenno con la testa indicando la parte opposta della sala. Loro non compaiono, dice, mandano i galoppini. Vengono a spiare. Di là ce n’è qualcuno.
   Bene.

   Cosa significa fare il magistrato in Italia, chiede Emilio Carnevale al dr. Ingroia. Sorride il magistrato. Spiega che non è facile, anzi, è proprio difficile fare il magistrato in Italia. Soprattutto quando certe indagini arrivano a certi livelli. E’ difficilissimo in Italia.
   E sappiamo che è così. Purtroppo. 
  
   Travaglio riprenderà il concetto e spiegherà perché e come, nonostante tutto, il giocattolo gestito dai poteri forti si è rotto. Certo, questa volta, ci sarà ancora da lavorare duro, perché, rispetto a mani pulite, la situazione politica è cambiata. Con mani pulite c’era un partito che poteva sostenere il lavoro dei magistrati. Adesso non più. E tuttavia qualcosa non ha funzionato nella strategia dei poteri forti: l’informazione è circolata, nonostante tutto, nonostante persino le intimidazioni ai giornalisti, che sono stati querelati, perquisiti, intimiditi.

   Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della sera, racconta l’esperienza colorando spiritosamente i goffi tentativi – e sarebbero davvero soltanto goffi, se non adombrassero il tentativo di frantumare la democrazia con una censura legittimata da Kamasutra giuridici che tendono a imbavagliare i giornalisti che fanno il loro dovere. Sono arrivati i poliziotti in casa, racconta Vulpio, e approfitta per salutare le forze dell’ordine che sono in sala, ed hanno sequestrato tutto: il computer suo e quello dei suoi figli, dischetti, CD e DVD, e persino la play-station. L’accusa era quella, nuova e davvero originale per l’ordinamento giuridico italiano, di Associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa. Con il concorso morale esterno di uno degli associati E non era solo Vulpio l’accusato, ma ben altri 4 giornalisti più un capitano dei carabinieri (quel Pasquale Zacheo poi trasferito in Molise, braccio operativo di De Magistris in Basilicata). Vulpio e gli altri subivano lo stesso blitz. Intimidazione pura, da parte delle forze dell’ordine.
   A querelarli, il senatore di Alleanza Nazionale, ora anche sindaco di Matera, avv. Emilio Nicola Buccico. Una querela contro i giornalisti che ha permesso ad altri tre togati di Basilicata di intercettare le telefonate di De Magistris che sulla Procura di Matera stava indagando nell’ambito dell’inchiesta Toghe Lucane. Un escamotage giuridico abnorme, dunque, messo in atto per far sì che i controllati potessero controllare il controllore. E che dire dell’altro blitz fatto nella Procura di Catanzaro, per sottrarre dalla cassaforte tutti i documenti dell’inchiesta Why not? prima ancora che De Magistris sapesse ufficialmente dell’avocazione?

   L’avocazione, altro strumento giuridico abnorme per bloccare le indagini del magistrato di Catanzaro. In passato veniva adottata dai capi delle Procure per togliere le inchieste ai magistrati inerti. Oggi, per la prima volta nella storia della Repubblica, è stata utilizzata per togliere un’inchiesta ad un magistrato troppo solerte.
 
   E sì, solo col paradosso è possibile spiegare l’accaduto. Perciò, contestualizzandoli nel discorso, i paradossi di Travaglio acquisiscono il senso giusto e danno la giusta chiave di lettura, per chi non avesse ancora capito, dei fatti gravi che si sono succeduti negli ultimi mesi, e proprio mentre i TG delle reti nazionali erano tutti concentrati soltanto sull’omicidio di Garlasco.

   Che intorno a certi magistrati si faccia deserto, è più che evidente. Altrettanto evidente è che i fatti vengano de-formati da un’informazione addomesticata. Dalle reti nazionali a quelle regionali la solfa è la stessa. Quale posizione ha assunto la redazione del TG3 Basilicata, che pure ieri sera era lì e che ha ripreso tutto?

   In tutti questi mesi, in tutti questi anni, per dirla con Vulpio, ha fatto assistenzialismo. Chi ha assistito, o da chi è stata assistita, è facile immaginarlo. E ne abbiamo avuto anche oggi una conferma: il servizio sull’assemblea di ieri sera è stato presentato come un evento tra tanti: una breve zoommata sulla gente accalcata nel cine-teatro, perché non si capisse quanti cittadini fossero accorsi da tutta la regione e da fuori, un’inquadratura sul quel complottista di don Cozzi che continua a scocciare con le storie dei fidanzatini di Policoro e di Elisa Claps, zoommata altrettanto rapida su Olimpia Orioli, Gildo e Filomena Claps in prima fila, un’inquadratura sul dr. Ingroia, ripreso mentre parla della solitudine dei magistrati, un’inquadratura più insistente su Travaglio, le cui parole, così sapientemente decontestualizzate, sembrano quelle di un demente. Non solo, Marco Travaglio viene pure onorato di un commento in cui vengono evidenziati i suoi paradossi.

   Non dice il TG3 Basilicata che ieri sera, a Potenza, si è tenuta un’assemblea pubblica, in cui il coordinatore regionale di Libera, insieme ad alcuni giornalisti che hanno seguito le vicende lucane e ad un magistrato arrivato da Palermo, hanno sciorinato certi panni sporchi troppo a lungo occultati e 
che le inchieste di De Magistris, di Woodcock, della Forleo, portano dritto dritto al Parlamento e al Senato, da spazzare via, insieme, il governo e l’opposizione.

   L’ha ricordato anche Travaglio, ieri sera, quel Porta a Porta vergognoso (c’è qualcosa su questo blog a riguardo) in cui, a proposito del trasferimento di De Magistris, persino Rizzo e Sansonetti si dicevano sostanzialmente d’accordo con Castelli e con Cicchitto, tessera n. 945 della Loggia P2. Forse che Cicchitto era da Vespa per difendere Bisignani (tessera n. 203 della Loggia P2) indagato da De Magistris a Catanzaro?

   Ma neanche possiamo trascurare la Loggia di San Marino, dove arrivava parte dei fondi europei con cui è stato ben foraggiato il Saladino della Compagnia delle Opere, o i rapporti inquietanti di Mastella con il mafioso Campanella e con il massone Angelo Musco.

   E dunque è evidente che il caso Basilicata non potrà essere tanto facilmente liquidato. Noi non permetteremo alla classe politica di fare buco nero, ancora, lasciando che venga ingurgitato tutto nel silenzio, scomode verità e collusioni, affari sporchi e storie di potere. Non è nel nostro intento corrodere nei fianchi questo governo, anche perché non ne vediamo uno alternativo più decente, ma certo ci aspettiamo che qualcosa accada. Ci aspettiamo che nell’interno stesso dei partiti ci sia un rivolgimento. Il coraggio di qualcuno che, nelle sedi opportune, si alzi in piedi, e dica: io sto dall’altra parte, sto con i cittadini che chiedono verità, giustizia e pulizia.
Solo così, forse, si potrebbe ricucire il brutto strappo tra la politica e i cittadini che si sentono traditi.

SU IERI SERA, ALTRI SPACCATI ATTRAVERSO LA BLOGOSFERA LUCANA:


- BASILICATA LIBERA di Astronik 

- TOGHE LUCANE... FORSE TOCC'AI LUCANI di Artarie

- DOVE SONO I FATTI? di Sir Drake 


 


28 luglio 2007

CERCANDO LIA TRA VICOLI E CHIOSTRI

Cronaca di un pomeriggio d'estate

Ieri ho trovato sul mio blog il messaggio di Lia: sarebbe venuta a Matera con i monaci tibetani, ma non sapeva ancora precisamente dove, quindi avrei dovuto trasmetterle il numero del mio cellulare per posta elettronica entro le 16,00, in modo che potesse farmi sapere il luogo prima che partisse da Taranto. Lo sguardo è corso all’orologio: erano le 16,36; troppo tardi.
Ho cercato freneticamente in rete qualche riferimento: sul blog
JANGTSE THOESAM ho trovato il numero telefonico dell’Istituto buddista Mahayana di Taranto, ho chiamato, nessuna risposta. Ho digitato sui motori di ricerca JANGTSE THOESAM a Matera” e così è saltato fuori che nel 2006 i monaci di questo Istituto hanno presentato il Mandala Risultante nell’ostello Le Monacelle. 

Il complesso de Le Monacelle, ex-orfanotrofio di Matera, sorge nei pressi del Duomo, zona chiusa al traffico. Mi sono avviata a piedi, cercando di immaginare come le strade e le piazze che ben conosco sarebbero apparse alla mia amica di blog e ai monaci tibetani. Così 
ho visto tutto con occhi diversi, con occhi nuovi: Piazza del Sedile, dominata dalla facciata del Conservatorio, gli anfratti aperti sulle scalinate ripide che portano giù nei Sassi, i bar e i negozietti di souvenir affollati dai turisti, i laboratori di artigianato, la salita del Duomo, i palazzi antichi, coi giardini interni perimetrati dalle alte mura in tufo... quante volte avevo già visto? Adesso coglievo il fascino di certi dettagli...

Ho percepito un’atmosfera arcana, una strana mescolanza di sacro e profano, resa intrigante dalla simbologia scolpita nella pietra degli stemmi e dei portali. Il mio sguardo ha sfiorato i vicoli laterali e percorso le facciate dei palazzi, indugiando un poco sulle finestre chiuse per immaginare i segreti degli interni.
Eco dei passi sul selciato e su, nella parte più alta, la piazza dominata dalla Basilica romanica.
Qui lo sguardo cede all’incredibile vista panoramica sul paesaggio sfumato in tutte le possibili tonalità del bianco e dell’ocra. Pietra e tufo: l’arte che per secoli si è meravigliosamente fusa all’ingegno. Materiali poveri e bellezza naturale. Funzionalità ed economia. Cultura contadina e culti orientali. Lotta per la sopravvivenza e ricerca dell’assoluto. Il fascino dei Sassi di Matera.

A sinistra della Basilica, via Riscatto porta a Le Monacelle, dove ho sperato di trovare Lia con i monaci tibetani. Ma niente. Eppure avvertivo la loro presenza...

Forse avrei dovuto fermarmi, consentire al cuore di parlarmi, domandare alle pietre del selciato, aguzzare un po’ di più l’udito… forse così avrei sentito il loro mantra...
 E se non erano alle Monacelle, dove potevano? Forse al Chiostro delle Cererie. E così, accesa da quest’altra speranza, mi sono diretta all’altro capo della città.

Full immersion nel traffico cittadino, abbastanza scorrevole per la verità e la possibilità di poter parcheggiare proprio davanti all’albergo ricavato in un convento. Sono entrata, il chiostro era deserto. Ho chiesto alla reception… non c’erano monaci tibetani, ma medici in convegno. Sono rimasta delusa…
Certo avrei potuto cercare in mille altri posti ancora e mi sarebbe piaciuto girare, rivedendo ogni cosa coi miei occhi nuovi, ma era tardi.

A
lla prossima occasione mia cara Lia.

Per dovere di cronaca, Lia mi ha fatto sapere che erano a Palazzo Gattini, praticamente vicino al Duomo.

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